Categoria: Tematiche generali
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E pensare che una volta il T.A.R. meneghino si distingueva per la modernità (ovvero “comunitarietà”) delle sue posizioni …

«Invero, il precitato comma 10 dell’articolo 95 del D.Lgs. n. 50/2016 prescrive che (al di fuori di alcune eccezioni che qui non ricorrono) il concorrente indichi nell’offerta economica i costi della manodopera per l’esecuzione dell’appalto, ai fini della verifica da parte della stazione appaltante del rispetto dei minimi salariali.

I costi della manodopera costituiscono, pertanto, elemento essenziale dell’offerta, in quanto la loro indicazione consente di verificare la salvaguardia dei livelli retributivi minimi dei lavoratori (cfr., T.A.R. Lazio – Roma, Sez. II, sentenza n. 6540/2018). Ne consegue che la mancata quantificazione del costo della manodopera renda incompleta l’offerta, senza che sia possibile attivare il soccorso istruttorio non trattandosi della carenza di meri elementi formali della domanda di partecipazione (cfr., T.A.R. Lombardia – Milano, Sez. IV, sentenza n. 1855/2018).

Di contro, non può opporsi – così come pretenderebbe la difesa della -OMISSIS-. – che la legge di gara prescrivesse la sola indicazione degli oneri di sicurezza aziendali, e non anche dei costi della manodopera.

L’assunto è, infatti, documentalmente smentito, precisando il Capitolato speciale all’articolo 3 che l’offerta economica dovrà indicare «a pena di esclusione e senza possibilità di ricorso al soccorso istruttorio», sia gli oneri di sicurezza aziendali, sia il costo della manodopera. Peraltro, trattandosi di norma imperativa, l’articolo 95, comma 10, D.Lgs. n. 50/2016 comunque andrebbe a eterointegrare la lex specialis di gara (cfr., T.A.R. Liguria, Sez. I, sentenza n. 299/2018), rendendo vigente l’obbligo anche ove non espressamente previsto.

Nemmeno è sostenibile la tesi di -OMISSIS-., per cui l’obbligo di indicazione del costo della manodopera sarebbe limitato a quella proprio dell’offerente con esclusione di quello sostenuto dall’eventuale subappaltatore.

La controinteressata giustifica, infatti, la notevole discrasia tra i propri costi della manodopera (pari a Euro 3.500,00) e i costi della manodopera indicati dalla ricorrente (pari Euro 82.000,00) con la circostanza di aver subappaltato le attività di trasporto, travaso ed eventuale conferimento in discarica del materiale di risulta ad altra impresa, eseguendo in proprio solamente i compiti di gestione amministrativa dell’appalto.

Sennonché, così facendo, l’aggiudicataria ha ammesso di non aver indicato tutti i costi della manodopera necessaria per l’esecuzione dell’intero contratto e di avere, pertanto, contravvenuto a un preciso obbligo su di essa incombente.

In quanto finalizzata a consentire la verifica del rispetto dei minimi salariali la previsione del disciplinare di gara, che riproduce una prescrizione normativa (articolo 95, comma 10, D.Lgs. n. 50/2016), non può che essere estesa a tutti i costi che l’offerente, direttamente o indirettamente, sostiene per adempiere alle obbligazioni contrattualmente assunte. La norma, invero, si presterebbe a facili elusioni, se si consentisse di scorporare dal costo totale della manodopera il costo sostenuto dai subappaltatori.

L’indicazione di una parte soltanto dei costi della manodopera concretizza pertanto una violazione dell’obbligo, al pari omissione totale del dato.

Orbene, la mancata indicazione del costo della manodopera, concretizzando la violazione di un adempimento doveroso, determina l’esclusione dalla gara, anche ove la sanzione espulsiva non sia espressamente prevista dalla lex specialis di gara (cfr., T.A.R. Campania – Napoli, Sez. VI, sentenza n. 5148/2018).

In conclusione, il ricorso è fondato e per questo viene accolto: per l’effetto è annullata l’aggiudicazione dell’appalto a favore di -OMISSIS-.» (T.A.R. Lombardia, Milano, IV, 6 novembre 2018, n. 2515).

 

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